Note alla lettura _ A proposito di Berlinguer _ Il cerchio _ In sintesi _ Silenzio _ Profezia _ Comintern
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Come nasce questo libro? In modi assai curiosi, che bene mostrano la disperazione di un dipendente dello Stato Italiano.

Comintern

 

Di solito un saggio nasce da una forte preparazione e quindi da un lungo e denso documentarsi. Poi, solo dopo, una persona comincia a scrivere. Ovvio! Se no cosa scrive? Un saggio non è un romanzo.

Io invece faccio esattamente il contrario. Prima scrivo, scrivo, scrivo per due lunghi anni cercando di usare solamente ed unicamente la mia testa, e poi, solo dopo, comincio a documentarni.

Mi procuro quindi carta di tutti i tipi: riviste ad uso presidi, circolari vecchie e nuove, libretti vari ad uso professori, uso bidelli, uso segretari, uso presidenti d'Istituto, e poi commenti, saggi, e via dicendo.

Visto che tutto quadra con l'impostazione iniziale - anzi, le carte mostrano che le cose stanno ancora peggio - allora passo alla stesura definitiva del libro.

E' un comportamento normale? No. E come lo si spiega?

Lo si spiega con la paura.

Provo a spiegare questa paura con una immagine. Si pensi ad un cittadino sovietico, magari un minatore di qualche miniera degli Urali, sempre in mezzo a miserie di tutti i tipi: miserie produttive, miserie nella capacità d'acquisto, miserie nel sistema, miserie nella capacità di essere duttili e rapidi, miserie nella possibilità di produrre a livelli tecnicamente moderni, miserie nelle macchine operatrici, miserie nell'organizzazione, miserie negli standard, miserie nella sicurezza, miserie negli obiettivi effettivamente raggiunti... Insomma, miserie. Grigiore e miserie. Ma...

Ma...

Ma bombardato per anni e anni da nuove ed rivoluzionarie circolari di Partito, lodevoli messaggi di Comitati e Sottocomitati, volitivi scritti di Ispettori politici, acute osservazioni di Commentatori di Professione, consapevoli Direttive Generali, illuminanti spiegazioni di Sindacalisti etc.

Carta... Carta per tutto. Per fare quadrare le cose, per risolvere i problemi, per spiegare, carta ovviamente da firmare, compilare, e poi carta che vuole, carta che cerca, carta che illumina, carta che chiarisce, carta che indica la via...

Beh?! Di cosa ha paura questo poveraccio? Che cos'è che terrorizza il povero minatore sovietico e quindi il professore sovietizzato dall'amministrazione scolastica italiana?

Semplice. Quelle carte (come ben si vedrà nel 3° Capitolo) continuamente provocano nel lavoratore dei sotterranei ed oscuri sensi di colpa. Le carte sono illuminate, provengono da personalità d'alto livello, che dall'alto hanno coscienza di tutto l'intero panorama, e parlano un linguaggio forbito, aulico, intelligente, acuto. E le cose invece fanno schifo. Sempre schifo. E quindi - questa è la logica ed emotiva conclusione che serpeggia nell'anima del lavoratore - quindi forse è colpa sua!

Così il disgraziato, se cominciasse subito a documentarsi anziché usare solo la sua testa, ha la paura pazza, folle, tremenda, inconscia, meschina e orripilante di farsi convincere da altre carte che non conosceva. Carte che magari gli erano state nascoste ma che accidenti erano quelle giuste, che veramente spiegavano le cose. Carte che forse non erano state capite abbastanza, non sufficientemente meditate, non abbastanza rielaborate. Il lavoratore, sempre occupato da questo e quello, distratto da una cosa e dall'altra, da una emergenza e contingenza, forse non aveva prestato loro sufficiente attenzione. Adesso, invece, nella calma della propria casa, con la possibilità di riflettere e rimuginare, arriva all'illuminazione che è però un incubo. Finalmente le comprende! Finalmente le scopre! Finalmente le ha trovate. Finalmente, ma anche tardivamente, perché in miniera non ci lavora più. Si è licenziato.

Insomma, dopo altre carte, venendo da un mondo fatto di carte, il disgraziato ha la paura folle di scoprire che era proprio colpa sua. Proprio come il Partito e gli Acuti Commentatori, nonché i Commissari Politici di Fabbrica avevano sempre implicitamente fatto capire. Le carte dicevano bene, era lui l'inadeguato|

Le cose vanno male? Ma caro professore, basta seguire la Luce che da emana dall'Alto, quella che discende dal Ministero e dai suoi Illuminati Commentatori, per giungere alla verità, bellezza, e quindi lavoro perfetto.

L'inconscio del professore che lascia la scuola è esattamente quello del minatore russo che per cinquant'anni ha sentito parlare delle prodezze di Stakanov, che in giorno scava 200 tonnellate di materiale da solo, senza ruspa, senza mezzi adeguati, con la sola forza della volontà e la fede nel Partito di cui ha perfettamente capito la Grandezza e la Luce. Oscuramente in colpa da decenni di fronte alla Grandezza del Ministero della Pubblica Istruzione e Commentatori Collaterali Super Imbecilli o Super Geniali, il professore ha il terrore tragico di scoprire che la verità era proprio questa. A scuola - ovviamente- nessuno gli parla di Stakanov e neppure gli dice che è un Inadeguato, ma se le circolari indicano la Luna, e al massimo si arriva in cima alla collina (e con grandi sforzi!), il sospetto per la mente gli passa, eccome se gli passa!

Ma no! Non servivano affatto le ruspe nuove, i martelli pneumatici di nuova concezione, le strutture, i motori che non si guastano e le pompe che non perdono acqua. Ma no! Serviva solo comprendere la Luce e avere Buona Volontà.

So che qualche Lettore non crederà a quanto sopra. Penserà ad una esagerazione.

Pensi invece che potrebbe essere vero.

Miserie, miserie, Dio mio, e tanta carta.

P.S.

A volte mi chiedono se tornerei a Scuola. Rispondo di sì, che non avrei alcun problema; ma che però voglio due uomini del Kgb o della Gestapo sempre con me. La gente ride. Pensa che parli degli studenti, della loro vivacità o maleducazione.

No. Io so chi mandare a spalare carbone per il resto della vita.